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Il legame con i nostri antenati

Le nostre malattie spesso vengono da molto più lontano della nostra infanzia. Spesso le ereditiamo dai nostri genitori, dai nostri antenati, dalla nostra famiglia. Già nei tempi antichi, le culture precedenti alla nostra, lo credevano, possibile e si adoperavano con i mezzi a loro disposizione per risolvere i problemi attuali, contattando antenati o cercando un modo per riparare a torti commessi dalla nostra famiglia.

Senza affidarci a santoni o rievocatori, possiamo, ai giorni nostri,  provare a spiegare le cause, apparentemente inspiegabili, di un nostro malanno o malessere.

Lo psicogenealogista è una nuova figura terapeutica, che si occupa, senza isolarsi dalla società attuale e dalle scoperte delle quali ormai siamo consci,  di riscoprire i collegamenti che gli antichi facevano tra le persone e i loro antenati e si concentra sulla parte di storia della nostra famiglia che non fa parte del nostro percorso in questa vita, ma che potrebbe essere la causa di ciò che non va, ora.

Attraverso moltissimi esempi, il libro “L’eredità più nascosta” prende in rassegna diversi autori che si sono occupati di questo argomento, la psicogenealogia, secondo la quale le vicende interne alla famiglia e molti eventi traumatici sono la causa del malessere nei discendenti.

Questo affascinante viaggio alla riscoperta dei nostri antenati ci porterà ad una nuova conoscenza di noi stessi, ad una consapevolezza in grado di provare a risolvere alcuni nostri guai, per uscir dal circolo vizioso degli eventi familiari.

E’ un argomento che mi intriga moltissimo, cerco di riconoscere le analogie nelle storie della famiglia e vorrei interrompere il leit motiv famigliare.

Si può iniziare con la ricostruzione dell’albero genealogico, anche semplicemente con ciò che il paziente sa della propria famiglia. Capita, poi, che, a valanga, alcune informazioni arrivino, che si apra un canale con la memoria del paziente, che porti a nuove conoscenze utili per il lavoro con il terapista.

Bagnetto verde alle alici felici!!!

Ingredienti: 

200 gr. prezzemolo;

1 panino secco;

1 spicchio di aglio;

30 gr. di capperi salati

Olio EVO q.b.;

Aceto di mele q.b.;

Procedimento:

Come avrete notato, le alici sono felici perché non finiscono dentro alla salsa  !!

Lavare il prezzemolo e togliere tutti i rametti grossi, lasciando per lo più solo le foglie.

 

 

Prendere il panino secco e sbriciolarlo, dopo di che, in una ciotola, aggiungere un po’ di aceto, quanto basta a bagnarlo, continuando a lavorarlo con un cucchiaio fino a che non diventi tutto umido. Strizzare, se si è esagerato con l’aceto, scolandolo in modo da lasciarne solo quello imbevuto nel pane.

 

 

Mettere prezzemolo, pane, aglio ed i capperi (N.B.: non dissalati!!!) in un frullatore aggiungendo un po’ di olio (50 gr. per iniziare) e frullare il tutto.

Assaggiare per il sale aggiungendo, se occorrono, altri capperi e valutare la cremosità del bagnetto, aggiungendo altro olio fino a raggiungere la cremosità e l’intensità di gusto desiderato.

Consiglio di fare riposare il bagnetto almeno una notte in frigorifero, in questo modo il sapore si affina dando un risultato migliore. Per la cronaca in frigo resiste tranquillamente anche una settimana!

Servire poi con ortaggi da pinzimonio, quali sedano, carote o quello che preferite.

Per me l’apoteosi con questa salsa è tagliare una rapa rossa cruda a fettine sottili, e sommergerle con il bagnetto…. Slurp….