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Tieni, mangia una caramella

 

Questo, in realtà, è un appello, anche molto sentito.

 

E’ un appello nato dal vedere che certe situazioni si ripetono costantemente, situazioni che con piccoli accorgimento potrebbero non verificarsi affatto.

 

E’ un appello alle mamme e ai papà, ai nonni, a tutti coloro che stanno vicino ai bimbi e si occupano della loro crescita, a tutti coloro che danno un esempio con le loro azioni e mostrano alcune soluzioni utili per la vita quotidiana…

 

Ecco, questo è ciò che vorrei dirvi:

non utilizzate il cibo come premio, non utilizzatelo come oggetto consolatorio,

utilizzatelo semplicemente per ciò che è, uno strumento di sopravvivenza e di piacere, certamente, ma solo ed esclusivamente legato all’atto stesso di mangiare.

 

La maggior parte di noi ha vissuto questa associazione – il cibo come soluzione ai disagi emotivi o come dimostrazione della propria bravura- sulla propria pelle e passa tutto il resto della vita a cercarne la dissociazione, sempre che abbia la possibilità di accorgersene.

 

Non facciamo credere ai bimbi che la caramella faccia passare “la bua”, che il cioccolato consoli (ahimè, dovrò trovare un altro motivo per mangiarlo! :-) )!                 Il cibo non puó e non deve essere la soluzione ai nostri dolori fisici o emotivi.

 

Si mangia per noia, si mangia per rabbia, per dolore, per tristezza, per rilassarsi oppure perché siamo rilassati…

 

Oppure “Mangiamo in grandi quantità perché almeno abbiamo quella soddisfazione lì”.

 

Bene, ce ne possono essere molte altre di soddisfazioni alternative, diverse per ognuno di noi. E la cosa meravigliosa è che è anche molto divertente cercarle! :-)

 

Aiutiamo i nostri bimbi a trovare i loro piaceri, le loro soddisfazioni, i loro modi di affrontare frustrazioni ed emozioni negative senza appoggiarsi all’esterno.

 

Aggiungiamo pure il fatto che quando ci consoliamo col cibo, non utilizziamo certo mandorle, carote o frutta, ma le peggio schifezze esistenti…

 

Per non parlare di: “mangia per la mamma, come sei bravo quando mangi, guarda come fai contento il papà, se mangi”.

 

E irrimediabilmente l’accettazione, l’essere considerati e anche il considerarsi buoni, saranno legati a quanto o a cosa si mangia.

 

Possiamo scegliere, invece, di regalare loro la capacità di riconoscere le proprie emozioni, di non negarle e di affrontarle senza doverle nascondere in un vasetto di scadente crema al cacao.

 

Se ognuno di noi riuscisse a mangiare principalmente per la fame fisica, se i bambini di oggi, nonché adulti di domani, affrontassero l’approccio al cibo con maggiore serenità e consapevolezza, probabilmente avrei molto meno di che occuparmi, ma ne sarei molto felice e potrei dedicarmi ad inventare qualcos’altro da fare.  ;-)

 

:-)

 

Nuovo incontro sullo svezzamento!

SABATO 13 aprile 2013

 

0re 10.00 -12.00

Corso di accompagnamento all’introduzione di cibi solidi

Nuove date per il corso di svezzamento naturale, a Novara!

I primi anni di vita sono fondamentali perché i bimbi imparino a nutrirsi in modo sano, equilibrato e consapevole. Ho scelto, quindi, di accompagnare e sostenere le mamme affinché il momento dello svezzamento sia sereno ed informato.

Gli incontri si svolgeranno con un numero limitato di mamme (o papà!), perché ognuna trovi lo spazio per sé e per le proprie domande.

L’incontro si terrà sabato 13 aprile dalle ore 10 alle ore 12 presso Pupulito, in via Costa 43, Novara.

Contributo di partecipazione: 15 euro.

Orario: 10.00 – 12.00

E’ richiesta conferma all’indirizzo email info@pupulito.com

LA CNV TI CAMBIA LA VITA

Lo dico sul serio, credendoci. Per me è stato così.

Per mia natura, sono piuttosto attenta alle emozioni, mie ed altrui.

Quello che mi mancava era il passo successivo, il saperle leggere, interpretarle, dare loro un nome, renderle pensabili e accettarle.

Perché, a volte, certe emozioni proprio non ci piacciono.

Ci sono emozioni accettate e “accettabili” e altre comunemente etichettate come cattive o sbagliate (la rabbia, ad esempio).

La realtà è che tutte le emozioni sono parte di noi, anche se noi non siamo quelle emozioni.

 

Quindi bando ai sensi di colpa e via alla riscoperta di noi stessi!

 

Questo è ciò che ha fatto la CNV (Comunicazione Non Violenta) con me.

Sono molto riconoscente al libro di Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri), perchè dalla sua lettura ha avuto inizio un processo di riconoscimento della vera me.

Mi ha aiutato a chiedermi di cosa ho bisogno, a domandarmi il perchè di certi sentimenti, a comunicare agli altri (soprattutto la mia famiglia) quali sono i miei desideri e bisogni.

Mi ha aiutato a cercare di ridurre le aspettative, perchè quando non otteniamo dagli altri le cose che vogliamo, per la maggior parte delle volte, non gliele abbiamo chieste e le aspettative sono una trappola, sono la strada diretta verso l’insoddisfazione!

L’ho trovato talmente significativo che ho chiesto al mio compagno di leggerlo ed è piaciuto anche a lui.

Ora, quando discutiamo, ci rendiamo conto in fretta del meccanismo in cui ci troviamo e cerchiamo di superarlo.

Come mamma, la CNV mi è servita per imparare ad ascoltare i bisogni profondi dei miei figli, ma anche, cercare con l’esempio, di insegnare loro a comprendere i propri bisogni e, cosa altrettanto importante, ad esprimerli.

Loro stanno imparando ad esprimere ciò che provano o vogliono, cerco di stimolarli a comunicare i loro sentimenti e riescono sempre a stupirmi….i bambini sono magici!!!

 

Per quanto mi riguarda, credo profondamente nell’empatia e nel suo potere. Ho imparato che il giudizio provoca chiusura nell’interlocutore, blocca la comunicazione e allontana dalle soluzioni.

Sviluppare la capacità di empatizzare con gli altri e imparare a comunicare senza giudicare e interferire, permette alle persone di esprimere veramente se stesse, i loro sentimenti e i loro dubbi e permette a noi di riuscire ad instaurare con loro un rapporto più costruttivo e sincero, mettendosi nei loro panni e sforzandosi di comprendere ciò che accade loro.

Quando i nostri bisogni vengono riconosciuti siamo più sereni e disponibili (anche se il riconoscimento avviene direttamente da noi stessi!).

Lo vedo quotidianamente con la rabbia (la tanto odiata :mrgreen: ), non appena le si dà un nome (un perché, l’origine profonda), si affievolisce e semplicemente…scompare!

E’ un lavoro così proficuo, soprattutto quando si ha a che fare con i bimbi, soprattutto quando diventi genitore.

I bimbi riattivano in noi sensazioni sopite, i nostri traumi, il vissuto di ognuno di noi. E’ quindi importante riconoscere questi meccanismi, pensare queste emozioni per non rivolgerle contro gli altri, in primis i nostri figli.

:-)

 

Una scelta controversa

Da genitore spesso mi è capitato di dover discutere, mio malgrado, oppure addirittura dovermi giustificare, della scelta di crescere vegan i bimbi.

Una delle cose più “simpatiche” che mi sono sentita dire è che faccio violenza psicologica ai miei figli, obbligandoli a mangiare diverso dagli altri.

I genitori hanno una grande responsabilità verso i figli, e fino ad una certa età questa responsabilità li obbliga a decidere per loro, tenendo conto delle loro inclinazioni, questo è scontato. Pur considerando con grande attenzioni i loro desideri,  non possiamo scaricare sui bambini una responsabilità, un compito così gravoso che non spetta loro.

Tutti i genitori fanno delle scelte e “obbligano” i propri figli a seguirle, anche chi mangia carne lo fa, anche chi sceglie le scarpe da ginnastica, la cameretta verde, le gonne, di far vedere la tv o non farla vedere.

Ogni famiglia ha i suoi valori, che ha piacere di donare ai propri figli.

Siamo cresciuti con l’idea che il diverso fa paura. Non è ciò che vorrei insegnare ai miei figli.

Stiamo cercando di insegnare loro che la diversità è un valore, che il tutti uguale non esiste neppure e se loro mangiano diverso , c’è anche quello biondo, quello robusto, quello cinese, quello che ama i lego e quello che li odia.

Abbiamo scelto di insegnare loro a mangiare bene, a nutrirsi in modo sano e gentile.

Probabilmente per non fare violenze psicologiche li dovrei mandare a pranzo da McDonald’s, ignorando il fatto che faccio loro del male per il futuro, che sto insegnando un’abitudine che si porteranno come loro bagaglio.

Quando avranno modo di scegliere, sceglieranno autonomamente; spero che le origini e le abitudini li guidino e che facciano il meglio per loro. Di più non posso fare, se non stare loro accanto e aiutarli nella scelta.

Quando si fanno delle scelte controcorrente, scelte consapevoli, ragionate, spesso bisogna confrontarsi con chi è portato a chiudersi a riccio, perché sente minata la sua stabilità.

Io, però, ho scelto per me, non impongo (e non voglio farlo) le mie scelte agli altri.