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2016: solito anno in più?

 

Avete dei programmi per il prossimo anno? Avete pensato a ciò che vorrete fare per voi, per essere sereni e veramente voi stessi?

 

La fine dell’anno, l’inizio di quello nuovo si prestano ai bilanci e alle creazione di nuove “to do list”, ai nuovi progetti, alla scelta delle idee da sviluppare e di quelle invece da accantonare.

 

Il mio augurio è di scoprire ciò che fa per voi e organizzare i prossimi mesi in modo da poter raggiungere i vostri obiettivi.

 

La parola “obiettivo” ad alcuni di noi suona un po’ meccanicistica, forse fredda, ma per quanto mi riguarda ha il suo senso nello scegliere quello che vogliamo per noi, per dare una direzione alla nostra vita e spogliarci di quello che dobbiamo essere, per mostrarci e vivere finalmente per quello che siamo.

 

Quindi prendiamoci un po’ di tempo per pensare a dove vorremmo essere tra un anno, intanto, e a come poterci arrivare, in seguito.

 

Ma prima di tutto regaliamoci il tempo per pensare a CHI vorremmo essere, a come vorremmo vivere, a quali abitudini ci aiutano in questo percorso e a quali invece saluteremo, per sostituirle con altre più utili.

 

Sì, regaliamoci del tempo, regaliamoci IL tempo.

 

In fondo è questo l’augurio migliore che ognuno di noi può fare a se stesso:

 

Riprendiamoci il tempo, concediamoci il tempo, anche quello che crediamo di non avere!!

 

E insieme al tempo, riprendiamoci il potere e la responsabilità di ciò che ci accade!

 

E allora auguri per un buon 2016 consapevole e vero!!

 

:-)

 

 

LA CNV TI CAMBIA LA VITA

Lo dico sul serio, credendoci. Per me è stato così.

Per mia natura, sono piuttosto attenta alle emozioni, mie ed altrui.

Quello che mi mancava era il passo successivo, il saperle leggere, interpretarle, dare loro un nome, renderle pensabili e accettarle.

Perché, a volte, certe emozioni proprio non ci piacciono.

Ci sono emozioni accettate e “accettabili” e altre comunemente etichettate come cattive o sbagliate (la rabbia, ad esempio).

La realtà è che tutte le emozioni sono parte di noi, anche se noi non siamo quelle emozioni.

 

Quindi bando ai sensi di colpa e via alla riscoperta di noi stessi!

 

Questo è ciò che ha fatto la CNV (Comunicazione Non Violenta) con me.

Sono molto riconoscente al libro di Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri), perchè dalla sua lettura ha avuto inizio un processo di riconoscimento della vera me.

Mi ha aiutato a chiedermi di cosa ho bisogno, a domandarmi il perchè di certi sentimenti, a comunicare agli altri (soprattutto la mia famiglia) quali sono i miei desideri e bisogni.

Mi ha aiutato a cercare di ridurre le aspettative, perchè quando non otteniamo dagli altri le cose che vogliamo, per la maggior parte delle volte, non gliele abbiamo chieste e le aspettative sono una trappola, sono la strada diretta verso l’insoddisfazione!

L’ho trovato talmente significativo che ho chiesto al mio compagno di leggerlo ed è piaciuto anche a lui.

Ora, quando discutiamo, ci rendiamo conto in fretta del meccanismo in cui ci troviamo e cerchiamo di superarlo.

Come mamma, la CNV mi è servita per imparare ad ascoltare i bisogni profondi dei miei figli, ma anche, cercare con l’esempio, di insegnare loro a comprendere i propri bisogni e, cosa altrettanto importante, ad esprimerli.

Loro stanno imparando ad esprimere ciò che provano o vogliono, cerco di stimolarli a comunicare i loro sentimenti e riescono sempre a stupirmi….i bambini sono magici!!!

 

Per quanto mi riguarda, credo profondamente nell’empatia e nel suo potere. Ho imparato che il giudizio provoca chiusura nell’interlocutore, blocca la comunicazione e allontana dalle soluzioni.

Sviluppare la capacità di empatizzare con gli altri e imparare a comunicare senza giudicare e interferire, permette alle persone di esprimere veramente se stesse, i loro sentimenti e i loro dubbi e permette a noi di riuscire ad instaurare con loro un rapporto più costruttivo e sincero, mettendosi nei loro panni e sforzandosi di comprendere ciò che accade loro.

Quando i nostri bisogni vengono riconosciuti siamo più sereni e disponibili (anche se il riconoscimento avviene direttamente da noi stessi!).

Lo vedo quotidianamente con la rabbia (la tanto odiata :mrgreen: ), non appena le si dà un nome (un perché, l’origine profonda), si affievolisce e semplicemente…scompare!

E’ un lavoro così proficuo, soprattutto quando si ha a che fare con i bimbi, soprattutto quando diventi genitore.

I bimbi riattivano in noi sensazioni sopite, i nostri traumi, il vissuto di ognuno di noi. E’ quindi importante riconoscere questi meccanismi, pensare queste emozioni per non rivolgerle contro gli altri, in primis i nostri figli.

:-)

 

Una scelta controversa

Da genitore spesso mi è capitato di dover discutere, mio malgrado, oppure addirittura dovermi giustificare, della scelta di crescere vegan i bimbi.

Una delle cose più “simpatiche” che mi sono sentita dire è che faccio violenza psicologica ai miei figli, obbligandoli a mangiare diverso dagli altri.

I genitori hanno una grande responsabilità verso i figli, e fino ad una certa età questa responsabilità li obbliga a decidere per loro, tenendo conto delle loro inclinazioni, questo è scontato. Pur considerando con grande attenzioni i loro desideri,  non possiamo scaricare sui bambini una responsabilità, un compito così gravoso che non spetta loro.

Tutti i genitori fanno delle scelte e “obbligano” i propri figli a seguirle, anche chi mangia carne lo fa, anche chi sceglie le scarpe da ginnastica, la cameretta verde, le gonne, di far vedere la tv o non farla vedere.

Ogni famiglia ha i suoi valori, che ha piacere di donare ai propri figli.

Siamo cresciuti con l’idea che il diverso fa paura. Non è ciò che vorrei insegnare ai miei figli.

Stiamo cercando di insegnare loro che la diversità è un valore, che il tutti uguale non esiste neppure e se loro mangiano diverso , c’è anche quello biondo, quello robusto, quello cinese, quello che ama i lego e quello che li odia.

Abbiamo scelto di insegnare loro a mangiare bene, a nutrirsi in modo sano e gentile.

Probabilmente per non fare violenze psicologiche li dovrei mandare a pranzo da McDonald’s, ignorando il fatto che faccio loro del male per il futuro, che sto insegnando un’abitudine che si porteranno come loro bagaglio.

Quando avranno modo di scegliere, sceglieranno autonomamente; spero che le origini e le abitudini li guidino e che facciano il meglio per loro. Di più non posso fare, se non stare loro accanto e aiutarli nella scelta.

Quando si fanno delle scelte controcorrente, scelte consapevoli, ragionate, spesso bisogna confrontarsi con chi è portato a chiudersi a riccio, perché sente minata la sua stabilità.

Io, però, ho scelto per me, non impongo (e non voglio farlo) le mie scelte agli altri.

 

Da supervaccinato a non vaccinato, storia di una nuova consapevolezza.

Con il primo figlio si fanno i maggiori esperimenti, chi più chi meno. Noi sicuramente eravamo impreparati in tanti ambiti e uno di questi erano le vaccinazioni. Non ci siamo domandati se fosse utile farle, se facessero bene, le abbiamo fatte perchè si facevano. Tutte. Anche di più. E così il mio primo bimbo è un bimbo super vaccinato. Dalla sua ha l’essere allattato a lungo, che protegge anche in questo caso ( le meraviglie del latte di mamma?) e poi un fisico forte. Protegge nel senso che le vaccinazioni fanno meno effetto ( ma non protegge dagli eccipienti, dai metalli pesanti, anche se un corpo più sano, ovviamente, affronta meglio le avversità ).

Ma allora cosa le abbiamo fatte a fare? E infatti al secondo bimbo non le abbiamo fatte per nulla, non solo perchè potrebbero non avere effetto, ma anche perchè va dato il tempo all’organismo di sviluppare il suo sistema immunitario e poi, diciamocelo, un neonato di due mesi quante delle malattie, per cui si vaccina, può prendere? Perchè i maschi devono essere vaccinati per la rosolia e le femmine per la parotite? Perchè è comodo all’industria farmaceutica, fanno un vaccino unico, ma te ne fai tre, praticamente obbligati… :-/ e intanto bombardiamo i nostri piccoli di “stimoli” inutili e dannosi.

Fatti i vaccini ad alcuni viene la febbre, l’unica forma di difesa che hanno, ma al centro vaccinazioni ti dicono di dare il paracetamolo, quindi soffochiamo la reazione e lasciamo il corpo dei nostri figli in balia del vaccino.

All’università ho studiato, sommariamente, i vaccini, ma se ne parla solo per gli aspetti “positivi”, non si fa cenno a effetti indesiderati, controindicazioni, o almeno così è stato nel mio caso. Non si parla di valutazioni benefici/rischi, di visite pre-vaccino, di predisposizioni a determinate forme allergiche o malattie. Sono utili, punto. Hanno debellato le malattie e questo basta… così dicono, ma poi ho scoperto che non è proprio così che è andata…

E allora mi domando, quando le nostre università, che formano futuri professionisti, professionisti della salute, saranno al passo con le informazioni? E libere da condizionamenti?

È proprio di questi tempi la notizia di militari ammalati a causa delle vaccinazioni selvagge; loro sono nel fior fiore dell’età, quando il corpo è forte. Sarà facile rendersi conto di cosa possano fare i vaccini su un bimbo di due mesi ( li fanno sempre prima, per comodità delle asl, credo..sicuramente non per il benessere del bimbo), un corpo in crescita, col sistema immunitario immaturo e in formazione.

Quando ho desiderato saperne di più sui vaccini, ho trovato molte informazioni in internet, ma per prendere la decisione, se vaccinare o no il mio nano piccolo, mi sono letta il libro del dottor Gava, Le vaccinazioni pediatriche.

Un po’ impegnativo, è vero, ma chiaro e con tante informazioni, una ricca bibliografia. Ci sono anche siti dedicati esclusivamente a questo argomento: www.comilva.org è uno di questi.

L’idea è: decisione informata. Non lasciamoci sempre in balia di quello che altri hanno pensato per noi.

E invece spetta proprio a noi decidere della nostra salute e soprattutto di quella dei nostri figli.